I

Sarajevo e’ la capitale della Bosnia Erzegovina; centro economico, educativo e culturale del paese.Giace sul fiume Miljacka, e ha una tradizione lunga cinque secoli, e oggi ci vivono mezzo milione di abitanti. Avete potuto sentire parlare di Sarajevo per l’attentato del 1914., per i Giochi olimpici del 1984., per l’assedio dal 1992 al 1996… Avete potuto sentire che ci si collegano l’Oriente e l’Occidente, che ci si trovano in una stessa via una moschea, un duomo, una cattedrale e una sinagoga. Oppure, avete sentito di un umorismo  e di un gergo riconoscibile, per Baščaršija, ćevapčići, burek, musica, film, le rose di Sarajevo… In ogni caso, e’ una citta’ dove ognuno trovera’ un posto, una sua stella in una costellazione piccola ma grandissima nella sua diversita’.

Vista la notte dall’alto, la citta’ e’ una conca allungata e illuminata dove si intrecciano le culture diverse e i mondi diversi. Qualche volta mi sembra irreale – come se la citta’ dormisse sul cielo, e milioni di stelle scintillassero dalla terra.

II

La Bosnia Erzegovina faceva parte dela Iugoslavia fino al marzo del 1992., quando i suoi cittadini hanno scelto l’independenza tramite un referendum. Come risposta, e’ cominciata l’agressione alla BiH, e con questa anche l’assedio della capitale. L’agressore ha disposto sulle colline che circondano la citta’ circa 300 carri armati, piu’ di 100 mortai e una grande quantita’ di soldati e di cecchini. L’assedio e’ durato 1425 giorni – l’assedio piu’ lungo nella storia moderna, e l’unico legame con il mondo era il tunnel di Sarajevo. A Sarajevo in questo periodo sono cadute 470.000 granate vale a dire 330 al giorno. Durante l’assedio sono stati distrutti circa 35.000 edifici, inclusi ospedali, cliniche di maternita’, scuole, musei, biblioteche, moschee, chiese ecc. Circa 50.000 dei cittadini di Sarajevo sono stati feriti. Circa 10.650 civili sono stati uccisi, tra cui 1.601 bambini.

Un bambino di otto ani era cosi abituato al suono delle granate che quelle gli mancavano dopo la fine dell’assedio. Solo qualche mese dopo la fine dell’assedio ho imparato a vivere come si vive nella pace.

III

Le granate che cadevano sulla citta’ lasciavano sull’asfalto le ferite caratteristiche a forma di fiori. Dopo l’aggressione, le ferite sono state dipinte con il colore rosso. Quei segni singolari della sofferenza e della difesa eroica di Sarajevo sono stati chiamati „le rose di Sarajevo“. Queste sono la parte insostituibile della storia di questa citta’, un monumento dignitoso ai morti, inciso profondamente nel cuore di ogni cittadino di Sarajevo. Si trovano nei posti dove hanno interrotto le vite delle persone che volevano apportarsi dell’acqua, dove si e’ fermata la corsa alla scuola oppure il gioco spensierato dei bambini. Durante l’assedio eravamo suddivisi in quelli che hanno con le loro vite piantato le rose, oppure nei sopravvissuti che le annaffiavano con le loro lacrime. Questa era l’unica suddivisione. Poco dopo la fine della guerra, siamo messi a confronto con l’eliminazione delle rose di Sarajevo, della quale, sfortunatamente, si tace.

Jasminko Halilović